Ultimi giorni alla chiusura del bando.

Ultimi giorni alla chiusura del bando.

Ebbene si, questi sono gli ultimi giorni alla chiusura del bando. 

Sono arrivati veramente tanti script (e vi ringraziamo) e la nostra giuria è impegnata a leggere, esaminare, valutare tutte le opere del vostro ingegno, mentre restano in attesa di tutti voi che ci invierete il vostro script in questi ultimi giorni, per poter finalmente scegliere quelli che verranno prodotti con grande gioia di coloro che saranno prescelti.

Affrettatevi dunque a terminare ed inviare la vostra storia, potrebbe essere la più bella e, certamente, non merita di restare chiusa in un cassetto. Vi aspettiamo.

 

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 11/07/2017

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 11/07/2017

Ecco la Soluzione ad #etiquoquiz su Facebook del 11/07/2017

1 – L’identità segreta di #Spiderman è Peter Parker.

2 – La prima fidanzata di Peter (Spiderman) è Gwendalin Stacy (che non ha mai saputo che Peter fosse Spiderman)  uccisa dal malvagio Goblin, il folletto verde che in un drammatico episodio la fa precipitare dal ponte di Manhattan.

3 – La seconda fidanzata di Peter è Mary Jane Watson, la prorompente “rossa” a cui Peter rivelerà la sua identità segreta è sposerà in un numero speciale edito dalla #Marvel Comics Italia. (al costo di ben 8.000 lire).

4 – La casa editrice che lanciò Spiderman in Italia è l’Editoriale Corno che Pubblico il primo numero de “L’Uomo Ragno” nel 1970.

Sotto: La copertina del ‘episodio  in cui Gwen Stacy morì e a seguire la copertina del numero 1 del 1970.

        

Soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17

Soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17

Ecco la soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17… Decisamente facile per coloro che seguono il grande #vascorossi che si sta esibendo al #modenapark e a cui abbiamo voluto rendere omaggio.

Il titolo del film è “ciao mà” per la regia di Giandomenico Curi. L’anno di uscita nelle sale il 1988.

Complimenti comunque a tutti coloro che hanno dato la risposta esatta !

Soluzione al quiz su Facebook del 23-06-17 | #etiquoquiz

Soluzione al quiz su Facebook del 23-06-17 | #etiquoquiz

Il titolo del film è “RIO BRAVO” del 1959 uscito in Italia con il titolo “Un dollaro d’onore”.
Gli attori nella fotografia del Backstage sono, da sinistra a destra:
John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson mentre appoggiato allo steccato troviamo Howard Hawks regista del film.

il film è stato inserito nel National Film Registry per meriti “culturali, storici, ed estetici” dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Da non confondere con il film “RIO GRANDE” del 1950 uscito in Italia con il titolo “Rio bravo” diretto da John Ford con John Wayne e Maureen O’Hara

La giuria di Etiquo Film Project è in pieno fermento.

La giuria di Etiquo Film Project è in pieno fermento.

Tutta la giuria, con in testa Gianmarco Tognazzi, è impegnata nella lettura delle sceneggiature e dei soggetti per cortometraggio, che gli iscritti al bando hanno inviato fino a questo momento e… sono entusiasti.

Entusiasti di tanta partecipazione e di tanto sforzo creativo !

Tutte le storie inviate sono inequivocabilmente originali e fantasiose.

Ogni autore ha sviluppato il tema del bando da un punto di vista strettamente personale, mettendo in luce una diversa sfaccettatura del modo in cui i giovani percepiscono il denaro e di come pensano di ottenerne interagendo, a volte, con il mondo della finanza.

I giurati concordano che è oltremodo piacevole leggere gli script giunti al sito di Etiquo Film Project, affermando di aver trovato diversi spunti interessanti sia dal punto di vista narrativo che creativo, sia da parte di coloro che hanno affrontato il tema in maniera seria o drammatica, sia da chi ha preferito mettere in risalto la parte comica ed ironica dell’assenza di denaro spingendosi, a volte, fino al paradosso.

Sarà difficile per Gianmarco Tognazzi,  Aurelio Grimaldi,  Caterina Nardi e Claudia Vaccaro trovare la forza di scartare quel soggetto o quella sceneggiatura, poiché non si tratterà di escludere “opere brutte”,  ma di accantonare le “meno belle”.

Un bravo, quindi,  a tutti coloro che hanno inviato la loro opera e a tutti coloro che si accingono a farlo, poiché il bando, prorogato fino al 31 luglio, è ancora aperto.

Stiamo ricevendo, infatti, numerosi script da giovani coraggiosi e caparbi che vogliono assolutamente trovare il loro spazio nel mondo della cinematografia. E’ questo, fondamentalmente, che ci emoziona ed entusiasma. Vedere che esistono ancora giovani capaci di mettersi in gioco e credere in se stessi, invece che accartocciarsi nella rassicurante quanto drammatica idea che, senza agganci, spintarelle ed altri illeciti “magheggi”, non si possa intraprendere alcuna carriera, tanto meno raggiungere il successo.

Il team Etiquo Film Project

Proroga del Bando Etiquo Film Project fino al 31 luglio 2017

Proroga del Bando Etiquo Film Project fino al 31 luglio 2017

L’Organizzazione, La Direzione Artistica e la Giuria Tecnica di Etiquo Film project, sono lieti di annunciare, a seguito delle numerose richieste, di prorogare la scadenza del Bando del Concorso per soggetti e sceneggiature di cortometraggio al 31 luglio 2017 .

Che cos’e Etiquo Film Project?

Si tratta di un Concorso per soggetti e sceneggiature di cortometraggio dedicato agli under 35.

Le sceneggiature dei corti o i soggetti presentati, dovranno attenersi al tema di questa edizione:
I GIOVANI E IL DENARO. ETICA, EQUITA’ ED EDUCAZIONE FINANZIARIA.

 

Sito: www.etiquofilm.it

Facebook : www.facebook.com/EtiquoFilmProject

Uff.stampa e Comunicazione :  Alessandra Izzo – izzocomunicazione@gmail.com- 335.6882776

La nuova produzione di valore che amplia e civilizza il mercato

La nuova produzione di valore che amplia e civilizza il mercato

Si stanno spontaneamente ridisegnando le organizzazioni dalle fondamenta. I bisogni assumono una natura sempre più personalizzata e sempre meno intermediata dai corpi sociali tradizionali. Gli amministratori pubblici vengono sempre più stimolati all’uso, anche sperimentale, di forme sempre più aperte di impresa sociale, di cittadinanza attiva che dà vita a un ecosistema di risorse utili, promuovendo nuova imprenditorialità diffusa e sostenibile.

Nuovi meccanismi di generazione di valore che tendono a ricombinare sociale ed economico, senza separarlo. Nuovi servizi alla persona, nuova manifattura e nuove tecnologie. Imprese ibride polifunzionali a pluralità di obiettivi. Persone con ruoli sempre più ibridi tra produttore, consumatore e finanziatore. Tecnologie non più solamente supporti, ma parte dell’umano e della sua dimensione relazionale.

La conferma del valore autenticamente sociale di molte imprese ibride viene dai giovani. Servono infatti occhi nuovi per leggere l’innovazione che si manifesta. Una recente ricerca sui giovani negli Stati Uniti (i millennials) evidenzia come sia proprio la pluralità di obiettivi il fine dell’impresa a cui guardano. Così anche in Italia dove i dati delle Camere di commercio dicono che le imprese fondate dagli under 35 veleggiano verso un milione e crescono a ritmi più elevati della media, con un minor tasso di chiusura.

Vi è anche il crescente orientamento della Pubblica Amministrazione a premiare forme organizzative in cui efficienza e dimensionamento si accompagnano a capacità di co-progettualità e co-investimento, facendo leva su meccanismi, tipicamente ibridi, di partnership pubblico-privata. E, ancora, va osservata la forza trasformatrice esercitata da un numero crescente di imprese “for profit” che costruiscono la propria competitività dentro il perimetro del valore condiviso, inteso nella sua valenza comunitaria, coesiva e collaborativa.

Si tratta di qualche centinaio di startup innovative che comunque crescono velocemente e soprattutto poggiano su popolazioni organizzative più ampie, come le oltre 8mila ‘imprese coesive’ censite da fondazione Symbola. Si tratta di piccole e medie imprese for profit attive nei settori di eccellenza del made in Italy (manifatturiero, agroalimentare) che performano meglio in termini di fatturato, occupazione, internazionalizzazione, … perché investono non solo in innovazione tecnologica, ma anche sulla coesione sociale e sulla valorizzazione di risorse ‘di luogo’ (attrattori culturali, competenze diffuse, relazioni con la società civile) rendendole parte integrante della loro catena di produzione del valore.

Piccoli numeri, ma significativi di tendenza, comunque a fronte di un tessuto di 15mila imprese sociali di origine non profit. Il non profit è fatto anche da 6 milioni di volontari, con al loro fianco un milione di lavoratori retribuiti, e vive di contributi pubblici e privati, ma muovendo entrate per 70 miliardi di euro – un po’ di furbastri italioti nel mezzo, ma non è un fascio da fare in tal senso – con il 20% di entrate che avviene attraverso scambi di mercato con famiglie, cittadini, imprese, altre organizzazioni non lucrative.
Infine, il non profit eroga i suoi servizi a soci di associazioni, organizzazioni di volontariato e cooperative sociali, ma con consistenti eccezioni, considerando che sono oltre 20 milioni gli ‘utenti disagiati’ (persone malate, povere, disabili, immigrate, ecc.) che usufruiscono delle loro attività senza alcun vincolo associativo.

Il tema dell’identità emerge non per via statutaria, ma sempre di più per l’impatto che deriva dalla gestione di concrete attività. Questo è indice di un elevato grado di cambiamento, che procede sia per spinte interne sia per effetto di trasformazioni della società, di cui il Terzo settore è parte integrante. Terzo settore identifica quegli enti e quelle imprese che operano e si collocano in settori non riconducibili né al Mercato né allo Stato. Una realtà sociale, economica e culturale in continua evoluzione, che ha trovato nella Legge 106 del 6 giugno 2016 una sua definizione giuridica.

Nella periferia est della smart city milanese, in via Cavriana, si trova una cascina dedicata a Sant’Ambrogio, il patrono di Milano. A gestirla è un’associazione, CasciNet – impresa sociale a responsabilità limitata che, come recita la dichiarazione di missione, si occupa di «studiare, tutelare e valorizzare l’identità storica, artistica e ambientale di Cascina Sant’Ambrogio» – alla quale il Comune di Milano ha firmato un contratto trentennale di affittanza agricola, ovvero a quel gruppo di giovani che negli ultimi tre anni hanno trasformato la Sant’Ambrogio in un “hub” di innovazione che oggi riesce a coinvolgere 1600 persone.

Fin qui nulla di strano, finché non ci si addentra nelle attività dell’associazione. Da lì in poi tutto si fa più ‘ibrido’ ed è proprio da questa ricombinazione di valori che nascono nuove forme di organizzazione di impresa a finalità sociale. CasciNet infatti ha trasformato gli spazi della cascina in «hub multiservizi di innovazione agricola, culturale e sociale» dove si trova uno spazio di coworking, un incubatore di imprese, laboratori di restauro, una foresta commestibile fruita e cogestita, servizi sociali per persone escluse e l’immancabile eventologia cultural-ricreativa milanese. Troppe cose – e pure diverse – per un’associazione che per di più ha siglato l’accordo con il Comune di Milano impegnandosi a «garantire 190.000 euro tra investimenti obbligatori e facoltativi nella manutenzione straordinaria per il recupero della Cascina».

Milano sta diventando un punto di riferimento per l’agricoltura urbana e la riqualificazione dei terreni agricoli: non più periferie lontane e abbandonate, ma nuovi centri di vita cittadina ed occasioni di sviluppo economico e culturale. (Fonte MILANO TODAY)

Sorprendente è la lettura di un testo pubblicato dalla Camera di Commercio Milano, che qui abbiamo cercato di riassumere per infine concludere.

Il cliente/consumatore sta diventando sempre più consapevole del proprio potere nel mercato economico e quindi non è più un fruitore passivo di ciò che il mercato ha scelto per lui, ma è lui stesso che con i suoi bisogni determina la scelta delle aziende e, quindi, del mercato. Il consumatore, oggi, ha il potere di determinare il vero successo di un prodotto, di un’azienda piuttosto che di un’altra. Le esigenze sono cambiate; non è più sufficiente presentare un prodotto semplicemente intervenendo su aspetti puramente esteriori, come una confezione più gradevole, o la possibilità di un premio o, ancora, attraverso una pubblicità più incisiva. Senza dubbio questi fattori hanno ancora una loro valenza, ma devono essere un supporto alla qualità del prodotto stesso, al rapporto qualità/prezzo e al rispetto di una serie di garanzie etiche.

Le garanzie etiche sono, sicuramente, di varia natura e vanno dalla scelta delle materie prime, che devono essere descritte in maniera chiara, fino ad arrivare alle certificazioni di qualità relative al rispetto dell’ambiente ma anche dell’individuo. Quest’ultimo elemento è di grande attualità in quanto si propone di salvaguardare le categorie sociali a rischio, e quindi di salvaguardare i minori e tutti coloro i quali dovessero essere costretti ad accettare ritmi e situazioni lavorative in genere di sfruttamento, per la necessità di sopravvivere. C’è, quindi, una maggiore attenzione al rispetto di valori che riguardano sia l’individuo sia l’ambiente, messo sempre più in difficoltà da polveri e solventi che invadono liberamente l’aria, il mare, i fiumi e il territorio in genere. Il percorso che ha determinato questa situazione non è stato né automatico né semplice. Si va, in ogni modo, verso una nuova organizzazione della vita e del lavoro dell’uomo che, questa volta, si trova a dover affrontare problemi che, ancora oggi, appaiono di non facile soluzione.

Capitalismo, catena di montaggio, disumanizzazione del lavoro, alienazione ne sono un esempio. Tanto è stato scritto su queste problematiche, e tante sono state le soluzioni proposte. Come mai, allora, ancora oggi, in un’epoca in cui si può disporre di una tecnologia all’avanguardia e di tante conoscenze sulla natura dell’uomo e malgrado queste nuove necessità imposte dal mercato, ci troviamo ad affrontare i problemi legati ad una crescita economica e tecnologica così lontana dall’uomo, così lontana dai bisogni non-materiali dell’individuo?

Perché l’economia possa essere il fulcro di un progetto etico, è necessario che si fondi su basi morali. Il mondo degli affari può essere considerato la fabbrica per eccellenza di immoralità, interesse ed egoismo, anche perché non ha ancora assimilato nel modo giusto l’idea di economicità e questo ha determinato il verificarsi di condizioni lavorative al di là dell’umanamente accettabile. La rivoluzione industriale ha aperto questo vaso di Pandora e tutti i mali hanno trovato fertile terreno nelle debolezze dell’uomo. Solo la consapevolezza di un percorso etico può eliminare l’immoralità e il disordine e determinare una crescita non più individuale, ma della comunità, sia essa la famiglia, lo Stato, la grande impresa o la piccola impresa.

Sembra fin troppo banale ma, in realtà, questo è un percorso faticoso e richiede grandi sacrifici da parte di tutti. L’uomo, infatti, non ha in sé il concetto di altruismo, per cui è necessario un grande esercizio che possa avvicinare l’uomo all’uomo, insegnando che rinunciare a qualcosa per il bene del nostro prossimo, può determinare in senso economico una maggiore ricchezza. L’uomo deve imparare a sacrificare parte del suo utile al bene comune, proprio come sosteneva l’idea rousseauniana di condivisione.

Questo concetto o ideale dovrebbe essere applicato anche in economia, soprattutto in un momento in cui la povertà aumenta non solo come povertà del singolo, ma anche come povertà di Paesi detti appunto del Terzo Mondo. Un Terzo Mondo dimenticato e sfruttato nel passato e, per certi aspetti, anche oggi, nonostante le popolazioni guardino all’Occidente civilizzato ed industrializzato come ad una via di salvezza, di fuga da una vita di miseria.

Il pluralismo etnico del nostro secolo non ha subito, come naturale conseguenza, i cambiamenti necessari per porre in equilibrio i nuovi elementi che sono entrati a far parte del panorama economico ed umano. Per troppo tempo si è pensato di sfruttare il lavoro dei più deboli, impoverendoli culturalmente, spiritualmente e arraffando dai loro territori le materie prime necessarie a nutrire una cultura capitalistica ed utilitaristica difficile da debellare.

Così, ciò che dovrebbe essere cristianamente normale, naturale nel rapporto tra gli uomini, e cioè l’aiuto reciproco sia da un punto di vista spirituale che economico, è, al contrario, innaturale; per cui è necessario non solo educare l’uomo a tale condivisione, ma determinare le condizioni che gli permettano di esercitare ciò che ha appreso, giorno per giorno.

Non si chiede, certamente, all’imprenditore di travestirsi da santo o da buon samaritano, semplicemente gli si chiede una grande umanità, senso del rispetto verso il prossimo chiunque esso sia, di guardare a se stesso come parte di un tutto. Bisognerebbe riscoprire il piacere dell’umiltà intesa come porta per far entrare gli altri e per poter condividere le loro idee, imparare qualcosa di nuovo e di utile e insegnare anche qualcosa.

In campo economico, dove tutto è ancora segnato dal tempo, dall’utile, dal profitto, permettere al lavoratore condizioni lavorative migliori, anche da un punto di vista economico, equivarrebbe sicuramente ad una crescita economica per tutte le parti che sono coinvolte in questo difficile meccanismo. In quest’ottica, sarebbe sicuramente utile predisporre dei luoghi e stabilire dei momenti di incontro delle parti per scambiare le diverse idee su uno stesso percorso, oppure per affrontare serenamente problematiche interne all’azienda.

Concludiamo così: Siamo tra noi legati e solo apparentemente divisi; abbiamo il dovere di far comprendere l’umana solidarietà, non come un presupposto mistico, ma come una legge benefica e utile a tutti.
C’è chi sa “cosa”, ma non sa “come”, e c’è chi sa “come”, ma non sa “cosa”; c’è chi “vede” i problemi della nostra civiltà, ma non sa come agire per risolverli praticamente, e c’è chi “agisce ciecamente”, creando e alimentando a sua volta tali problemi.
Viva la libera impresa ed iniziativa, politica e sociale, ma è essenziale ad un generale riassetto e allo sviluppo economico e sociale, che ogni processo e possesso venga certificato, dunque come notificato alla comunità, oltre quanto sino ad oggi viene fatto a proposito.
Internet consente oggi di muovere in un contesto partecipato, tra tutto ciò che concorre alla determinazione di un equilibrio possibile e compatibile, in costanza di progresso.

Marzo Vitale

 

Giovani e denaro

Giovani e denaro

Parliamo dunque di giovani e di denaro prestando particolare attenzione alla fascia di età tra i 18 e i 35 anni, che è l’età che consente di partecipare ad Etiquo Film Project.

“Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore”, scriveva Friedrich Nietzsche.
Di certo occorre difendere la propria identità, sia come individui che come gruppi, in un tempo in cui non esiste una piramide sociale e men che meno l’ascensore sociale.

Un tempo si parlava di rapporti di classe, di organizzazione del lavoro, di democrazia e socialismo, di “welfare state”, di modernizzazione o integrazione delle regioni sottosviluppate. Ma oggi questa animazione di dibattito su etica, equità e contratto sociale è come sparita, e semmai si parla di ecologia, di inquinamento, di accelerazione entropica, di carestia, di religioni, di nazionalismi, di tecnologia, di concentrazione finanziaria e di mercato globale; temi questi che non sono “sociali”, cioè non definiscono una categoria sociale in rapporto con le altre all’interno di un sistema.

Il tessuto sociale si è lacerato. Ci sono realtà planetarie, più naturali che sociali; identità culturali che irrompono caotiche nella idealità di scena esistenziale di ognuno. Da una parte il mondo, dall’altra l’Io, ma tra i due non c’è più nulla; al più domandiamo il rispetto delle nostre libertà, che ci lascino in pace, ma non più domandiamo la costruzione di una società giusta.

E’ scoppiata la società: il mercato, il sistema politico, le identità culturali, l’ambiente.. galassie che si allontanano a grande velocità l’una dall’altra. Questa crescente dissociazione rende improbabile ogni intesa che superi l’accordo contingente legato al giorno per giorno, e ci condanna a vivere del quotidiano senza poterci elevare a progetto durevole e sensato, per se stessi e per la comunità.

Si tratta di una crisi temporale che sfocerà in una ricomposizione e riproposizione di un nuovo contratto sociale, di un’immagine della società o, al contrario, siamo trascinati in modo irreversibile nell’era del post-sociale, nella  esternalizzazione dei problemi sociali ?

In Italia i giovani hanno praticamente “sul loro groppone” l’intero debito pubblico nazionale di 2400 miliardi di euro, che costa varianti di decine e decine di miliardi di euro l’anno di interessi; ciò significa che ognuno è gravato di un debito di quasi 200 mila euro.

La questione giovanile, soprattutto sul fronte del lavoro e su quello del “disagio”, anche in considerazione dei riflessi sociali della difficile situazione economica che il Paese – ma anche l’Europa, insieme a gran parte del mondo evoluto – sta attraversando.

La generazione che ha vissuto per intero la seconda metà del XX secolo, o meglio un largo manipolo di mariuoli profittatori, ha omesso di curare il futuro delle generazioni successive, e non solo, ma le ha pure sovraccaricate oltremodo.

Giovani in attesa, l’attesa, principalmente, di una sistemazione lavorativa ritenuta confacente alle proprie aspettative ed al proprio stile di vita …con quello che ne consegue circa i rischi di decadimento delle reti di sostegno e le reali potenzialità occupazionali e di sviluppo nell’ambito della legalità.

In questo quadro è come inutile soffermarsi sulle devianze del rapporto dei giovani con il denaro, che sono tante e necessiterebbero di un trattato, ma certo l’educazione finanziaria sembra davvero essere il cardine dirimente, rivoluzionante di quello che oggi è un cancro e blocco di sistema, di regime: l’educazione e formazione finanziaria è un Diritto alla Conoscenza, tanto più in questo quadro di devastazione, etica, civica e morale, affinché siano date le chance per poter essere tutti “in”, piuttosto che tutti “out”.

Egoismo e intolleranza progressiva è ciò che rischiamo senza una critica dei rapporti sociali, politici ed economici, ed occorre anche stare attenti che le nostre idee non siano in ritardo sul mondo che ci circonda.

Certamente non è più tempo di abbandonarsi a vaghe malinconie e di cercare rifugio contro i problemi sociali, fuori dalla società. Sarebbe molto pericoloso credere che i nuovi attori sociali assomiglieranno ai vecchi, che tutto si ripete e resta uguale. Oggi i problemi più importanti sono quelli relativi all’identità, personale e collettiva, e alla natura, e ciò perché si sono costituiti dei sistemi di produzione e di potere che, molto più direttamente di prima, mettono in causa le identità da una parte, gli equilibri naturali dall’altra.

Cogliere l’intuizione o essere colti dal pathos. La sfera dell’arte conferma l’ipotesi del mondo come espressione che si pone accanto a quella naturale, ma nel contesto della vita è occasione di rappresentazione e di rievocazione da parte degli spettatori e fruitori.

Questo vuole essere Etiquo Film Project e il tema “I giovani e il denaro: Etica, equità ed educazione finanziaria” da esprimere in una forma sicuramente artistica quale è il Cinema, in suggestioni che nemmeno lontanamente possono essere suggerite da un’articolata disamina sociologica ed economica di uno stato delle cose che è di già da tempo andato oltre, ma ancora ci richiama.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sul tema “I giovani e il denaro”, il rischio che correvo era quello di trattare banalmente l’argomento e di restare in superficie tra schemi, statistiche e indagini d’implicazione psicosociale, se non anche di evidenziare vizi e degenerazioni disperanti la qualità dell’esser giovani. È per questo che ho voluto trattare l’argomento a partire da una ragione delle cose più ampia e nello stesso tempo più profonda.

Son giunto sin qui e mi sembra di aver fatto solo premesse; ma forse lo scopo primo di questo mio scrivere è stato e vuole essere solo quello di stimolo, e se solo un passaggio di questo testo sarà stato di stimolo, anche ad uno solo di Voi che leggete ed avete in animo di partecipare con un Vostro script ad Etiquo Film Project, ebbene questo è ciò che ho inteso comunicare; tanto più che mi ci son trovato, perché quando ho scritto il titolo di questo mio pezzo, non sapevo dove sarei finito, anche perché osservo questo tempo come se non ci fosse più differenza tra un giovane di 20anni ed un giovane anziano di 60anni, come se fossimo tutti delle eterne promesse, eterni ragazzi, eterni mortali.

Buon Lavoro a tutti!

Marzo Vitale

 

 

 

GIANMARCO TOGNAZZI, presidente di Giuria

GIANMARCO TOGNAZZI, presidente di Giuria

Attore
Profondo conoscitore di Cinema. 64 film, 16 serie, miniserie e film TV, il Festival di Sanremo, ma soprattutto tanto Teatro e tanto impegno diffuso e progressivo. Anche tutor in molte Scuole di Cinema e Università, a Cinecittà, alla Act Multimedia, al N.U.C.T. . Dal 2010 conduce La Tognazza amata, brand dell’azienda vitivinicola oggi affermata e internazionalizzata, che il padre, Ugo, cominciò a prefigurare già nel 1969, e nello stesso tempo continua a lavorare molto, in Cinema, in Teatro e in Tv.

Cari amici,

Cari amici,

cari Curiosi, cari Creativi, finalmente ci siamo!
Da oggi apre le proprie porte il Bando di Etiquo Film Project.
Ci tengo a spiegarvi, più che come funziona o che cosa è, il perché ho deciso di intraprendere questo progetto.
Premetto che, nei miei vari anni di esperienza e attività nel settore cinematografico, mi sono reso conto, inizialmente intuendolo poi man mano avendone sempre di più la certezza, che c’è un passaggio fondamentale, direi obbligato, tra la creatività e l’oggettività produttiva, ed è quella mano che il produttore porge, o almeno dovrebbe porgere, all’idea, all’intuizione, al formarsi di un pensiero creativo.
Non voglio entrare nella retorica della polemica sul sistema cinema italiano ma una cosa è certa: il sistema creativo sta vivendo il periodo più complesso, intricato e confuso che possiamo immaginare. Le idee, la creatività, il pensiero libero sono tutti ostacolati dai numerosi limiti che vengono messi da qualunque intermediario ci sia tra il creativo e il pubblico.
Perché il tema “Giovani e Denaro. Etica, equità ed educazione finanziaria”?
Perché, oltre che cercare di stimolarvi a scrivere di qualcosa che non sia già stereotipato o trattato e ritrattato in ogni forma e modo possibile, cercando di instaurare una sfida creativa con il vostro talento, quello che sogno che Etiquo sia per voi, è di un’occasione per aprirsi a degli argomenti e dei concetti che, troppo spesso, vengono snobbati e non considerati importanti ma che abbiamo prove tangibili, giorno dopo giorno, di quanto siano realmente essenziali; l’educazione finanziaria e soprattutto i principi di etica ed equità, come fondamento di un nuovo modo di pensare, agire e considerare il mondo.
La mia speranza sono tanti giovani talenti, da ogni angolo del Bel Paese, che ci inviano la loro sceneggiatura, il loro soggetto, che prendono un tema come quello che abbiamo dato e che non si facciano intimorire, che non abbiano paura, anche se scottati in passato dalla burocrazia, di partecipare a qualcosa di nuovo e che non si lascino scappare l’opportunità.
Questo bando è per voi, voi che credete nella voglia di esprimervi, voi che credete nelle idee, nel cinema, voi che ancora riuscite a essere curiosi, che siete stimolati e non schiacciati dalle sfide che vi vengono poste.
Abbiamo bisogno di voi, non solo noi di Etiquo, ma noi tutti, noi Paese, noi cittadini e spettatori, noi che ancora, sotto sotto, prima di addormentarci, crediamo, e non smetteremo di credere, nella forza delle idee.
In bocca al lupo.

Pete Maggi
Direttore Artistico Etiquo Film Project