Opere scelte dalla giuria

Opere scelte dalla giuria

Ed eccoci giunti alla fine della prima fase dell’ Etiquo Film Project.

Come prima edizione siamo rimasti sorpresi dalla quantità e dalla qualità dei progetti che ci sono stati proposti. E’ stato molto complicato ma, alla fine, la nostra Giuria ha selezionato i progetti che riteneva artisticamente più in sintonia con lo spirito dell’iniziativa.

Siamo lieti di comunicare, quindi, la short list delle opere scelte per passare alla seconda fase del Progetto.

Gli script scelti, sono i seguenti:

  • L’ALTRA FACCIA di Pietro Bacci
  • LADRI DI BARRE di Antonio Serpe
  • 25/3 di Matteo Di Donato
  • LA LEZIONE di Matteo Di Donato
  • METTETECI LA FACCIA RAGAZZI di Carlo & Luigi Peccia
  • IL PROVINO di Mauro Paglialonga
  • NATALE DIGITALE di Filippo Luciano Santaniello
  • STERCUS DIABOLI di Daniela Firinu
  • PREDA UMANA di Leonardo Masi
  • PATTI CHIARI, GLI INTERESSI di Davide Urietti

Tutti coloro che hanno partecipato e non sono stati selezionati non devono demordere, anzi… li invitiamo ad insistere e a coltivare la propria arte e, se vorranno, a partecipare alle prossime edizioni di Etiquo Film Project con lo stesso entusiasmo e la stessa grinta.

Il team Etiquo Film Project 

 

 

Ultimi giorni alla chiusura del bando.

Ultimi giorni alla chiusura del bando.

Ebbene si, questi sono gli ultimi giorni alla chiusura del bando. 

Sono arrivati veramente tanti script (e vi ringraziamo) e la nostra giuria è impegnata a leggere, esaminare, valutare tutte le opere del vostro ingegno, mentre restano in attesa di tutti voi che ci invierete il vostro script in questi ultimi giorni, per poter finalmente scegliere quelli che verranno prodotti con grande gioia di coloro che saranno prescelti.

Affrettatevi dunque a terminare ed inviare la vostra storia, potrebbe essere la più bella e, certamente, non merita di restare chiusa in un cassetto. Vi aspettiamo.

 

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 11/07/2017

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 11/07/2017

Ecco la Soluzione ad #etiquoquiz su Facebook del 11/07/2017

1 – L’identità segreta di #Spiderman è Peter Parker.

2 – La prima fidanzata di Peter (Spiderman) è Gwendalin Stacy (che non ha mai saputo che Peter fosse Spiderman)  uccisa dal malvagio Goblin, il folletto verde che in un drammatico episodio la fa precipitare dal ponte di Manhattan.

3 – La seconda fidanzata di Peter è Mary Jane Watson, la prorompente “rossa” a cui Peter rivelerà la sua identità segreta è sposerà in un numero speciale edito dalla #Marvel Comics Italia. (al costo di ben 8.000 lire).

4 – La casa editrice che lanciò Spiderman in Italia è l’Editoriale Corno che Pubblico il primo numero de “L’Uomo Ragno” nel 1970.

Sotto: La copertina del ‘episodio  in cui Gwen Stacy morì e a seguire la copertina del numero 1 del 1970.

        

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 04/07/2017

Soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 04/07/2017

Ecco la soluzione ad #etiquoquiz su facebook del 04/07/2017.

Il titolo del film è “The wolf of Wall street”. con, (nella foto) Leonardo Di Caprio, e Margot Robbie per la regia di Martin Scorsese.

Il film narra della vera storia di Jordan Belfort, che negli anni Novanta si inventò il modo di fare un sacco di soldi grazie alla vendita delle “penny stocks”, azioni di poco valore di piccole società, con sistemi fraudolenti.

Il film fu candidato a cinque premi Oscar vincendo come miglior film e miglior attore protagonista.

Soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17

Soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17

Ecco la soluzione al Facebook #etiquoquiz del 01/07/17… Decisamente facile per coloro che seguono il grande #vascorossi che si sta esibendo al #modenapark e a cui abbiamo voluto rendere omaggio.

Il titolo del film è “ciao mà” per la regia di Giandomenico Curi. L’anno di uscita nelle sale il 1988.

Complimenti comunque a tutti coloro che hanno dato la risposta esatta !

Soluzione al Facebook #etiquoquiz  del 28/06/17

Soluzione al Facebook #etiquoquiz del 28/06/17

Ecco la Soluzione al Facebook #etiquoquiz  del 28/06/17…

Il film da cui è stato estratto il frame è: “La decima vittima”. del 1965 diretto da Elio Petri, tratto dal racconto La settima vittima (The Seventh Victim) di Robert Sheckley

Gli attori protagonisti sono Marcello MastroianniUrsula Andress.

In questo film Marcello Mastroianni contrariamente al solito è Biondo. Una singolare particolarità che non si ripeterà più.

 

Soluzione al quiz su Facebook del 23-06-17 | #etiquoquiz

Soluzione al quiz su Facebook del 23-06-17 | #etiquoquiz

Il titolo del film è “RIO BRAVO” del 1959 uscito in Italia con il titolo “Un dollaro d’onore”.
Gli attori nella fotografia del Backstage sono, da sinistra a destra:
John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson mentre appoggiato allo steccato troviamo Howard Hawks regista del film.

il film è stato inserito nel National Film Registry per meriti “culturali, storici, ed estetici” dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Da non confondere con il film “RIO GRANDE” del 1950 uscito in Italia con il titolo “Rio bravo” diretto da John Ford con John Wayne e Maureen O’Hara

La giuria di Etiquo Film Project è in pieno fermento.

La giuria di Etiquo Film Project è in pieno fermento.

Tutta la giuria, con in testa Gianmarco Tognazzi, è impegnata nella lettura delle sceneggiature e dei soggetti per cortometraggio, che gli iscritti al bando hanno inviato fino a questo momento e… sono entusiasti.

Entusiasti di tanta partecipazione e di tanto sforzo creativo !

Tutte le storie inviate sono inequivocabilmente originali e fantasiose.

Ogni autore ha sviluppato il tema del bando da un punto di vista strettamente personale, mettendo in luce una diversa sfaccettatura del modo in cui i giovani percepiscono il denaro e di come pensano di ottenerne interagendo, a volte, con il mondo della finanza.

I giurati concordano che è oltremodo piacevole leggere gli script giunti al sito di Etiquo Film Project, affermando di aver trovato diversi spunti interessanti sia dal punto di vista narrativo che creativo, sia da parte di coloro che hanno affrontato il tema in maniera seria o drammatica, sia da chi ha preferito mettere in risalto la parte comica ed ironica dell’assenza di denaro spingendosi, a volte, fino al paradosso.

Sarà difficile per Gianmarco Tognazzi,  Aurelio Grimaldi,  Caterina Nardi e Claudia Vaccaro trovare la forza di scartare quel soggetto o quella sceneggiatura, poiché non si tratterà di escludere “opere brutte”,  ma di accantonare le “meno belle”.

Un bravo, quindi,  a tutti coloro che hanno inviato la loro opera e a tutti coloro che si accingono a farlo, poiché il bando, prorogato fino al 31 luglio, è ancora aperto.

Stiamo ricevendo, infatti, numerosi script da giovani coraggiosi e caparbi che vogliono assolutamente trovare il loro spazio nel mondo della cinematografia. E’ questo, fondamentalmente, che ci emoziona ed entusiasma. Vedere che esistono ancora giovani capaci di mettersi in gioco e credere in se stessi, invece che accartocciarsi nella rassicurante quanto drammatica idea che, senza agganci, spintarelle ed altri illeciti “magheggi”, non si possa intraprendere alcuna carriera, tanto meno raggiungere il successo.

Il team Etiquo Film Project

Proroga del Bando Etiquo Film Project fino al 31 luglio 2017

Proroga del Bando Etiquo Film Project fino al 31 luglio 2017

L’Organizzazione, La Direzione Artistica e la Giuria Tecnica di Etiquo Film project, sono lieti di annunciare, a seguito delle numerose richieste, di prorogare la scadenza del Bando del Concorso per soggetti e sceneggiature di cortometraggio al 31 luglio 2017 .

Che cos’e Etiquo Film Project?

Si tratta di un Concorso per soggetti e sceneggiature di cortometraggio dedicato agli under 35.

Le sceneggiature dei corti o i soggetti presentati, dovranno attenersi al tema di questa edizione:
I GIOVANI E IL DENARO. ETICA, EQUITA’ ED EDUCAZIONE FINANZIARIA.

 

Sito: www.etiquofilm.it

Facebook : www.facebook.com/EtiquoFilmProject

Uff.stampa e Comunicazione :  Alessandra Izzo – izzocomunicazione@gmail.com- 335.6882776

Cinema & cinema

Cinema & cinema

Il Cinema è un vero e proprio linguaggio, con il suo lessico, la semiotica, la lettura del film; un linguaggio settoriale, specialistico, ed anche esoterico, a cui fanno ricorso la critica, la teoria cinematografica e tutti coloro che hanno assunto il cinema come oggetto di studio e di analisi.

Il linguaggio in uso si è progressivamente infittito, oltre alle abituali espressioni più o meno tecniche, specialistiche o sofisticate, di riferimenti continui ad aree disciplinari diverse dal cinema in senso stretto. La strumentazione concettuale e lessicale si è notevolmente arricchita, allargata e, inevitabilmente, complicata.

Uno scontro culturale vi fu tra l’ipotesi di agire sulla modificazione delle condizioni di ricezione del messaggio e quella di agire direttamente sulla produzione di nuovi tipi di messaggio.
Purtroppo le due tesi di processo furono viste come oppositive, anziché come due momenti dialettici, e fu la seconda a raccogliere consensi più ampi, dunque a configurarsi come la più praticabile via per una rivoluzione nel campo della percezione e dell’informazione audiovisiva.

Oggi persiste una situazione oggettiva di mancata socializzazione del sapere, e ciò non ostante internet; una situazione che deve essere radicalmente mutata attraverso un progetto complessivo di politica culturale che investa direttamente e globalmente i luoghi e le forme di produzione, distribuzione e fruizione del sapere.

C’è però una tendenza di un’effettiva penetrazione nel mondo delle scuole della problematica relativa alle forme e alle strutture della produzione testuale audiovisiva, e la domanda in questa direzione è sicuramente alta.

Sono sempre più coloro che si dedicano allo studio e all’analisi del cinema con intenti specialistici: dallo studente dell’ultimo anno delle scuole medie superiori, a quello dei primi anni di università, come pure l’insegnante, l’operatore culturale e tutti coloro che per ragioni di lavoro o di studio, in un progetto di barthesiana ricerca di “conoscenza in sé deliziosa”, sono interessati ad un’assimilazione delle tecniche di costruzione-decostruzione del discorso filmico, ad una presa di coscienza dei problemi che l’analisi del cinema ha posto e pone.

Il linguaggio cinematografico è costituito dall’insieme dei codici specifici, anche se la nozione di “codice” solleva grandi resistenze in relazione alle diverse accezioni che il termine possiede (regola, legge, ecc.) e al desiderio di salvaguardare il carattere spontaneo della creazione, in genere ribelle ad ogni tentativo di analisi.

Il “codice” è uno strumento, atteso che c’è anche una strumentalità interna all’arte, ma la scrittura filmica è un’istanza che lavora in rapporto ai codici, che si costruisce in larga misura lavorando contro gli stessi, perciò si distingue la scrittura filmica dal linguaggio cinematografico.

Ogni film è un lavoro collettivo, non è mai l’opera di una sola persona, in quanto implica molteplici collaborazioni e un’elaborata lavorazione. E’ raro che un regista possegga contemporaneamente anche le capacità di uno sceneggiatore, operatore, attore, montatore, tecnico del suono… e sembra finito il tempo in cui, dei titoli di testa, il pubblico tenga a mente solo il nome degli attori.

Era certamente comodo assimilare tutti i film di uno stesso cineasta nel concetto di Opera, quasi a non significare né il cinema né il film, ma ciò che caratterizzava era la fedeltà dell’autore a se stesso. Per la maggior parte dei critici era la rappresentazione di una visione del mondo, di una filosofia, di tutto ciò che per certi versi ancora oggi ci si compiace di richiamare: i temi, le ossessioni, cioè le idee di un cineasta, come ad esempio Antonioni e l’incomunicabilità, Renoir e la gioia di vivere, Bergman e l’angoscia della morte e la ricerca disperata di Dio, Donen e la commedia musicale, Hitchcock e una certa forma di poliziesco.

In altre parole, oggi la critica rifiuta il cineasta detentore del senso; al contrario cerca di cogliere il paradosso di un autore che non è padrone esclusivo del suo film; non soltanto egli non possiede il senso di ciò che fa, ma la sua opera si carica di sensi diversi che non aveva previsti né controllati.

Al cinema, come in letteratura, il destinatario dell’opera – colui che legge e guarda un film – contribuisce alla produzione dell’opera. L’autore dunque non è che il punto di partenza della produzione di senso, della catena di significanti che lo trascende, e di cui egli non è in grado di tenere ambedue le estremità. Del resto, parlare dell’opera di un cineasta equivale a sottintendere questa nozione di successione indefinita, di catena senza fine, di continua ricerca. In tal modo, spettatore e critica non costituiscono un procedimento simmetrico a quello dell’autore, ma prolungano la creazione e segnalano che la creazione non è mai finita e che essa è opera di tutti.

“Mi piacerebbe poter nuovamente stendermi sul divano che c’era nella sala da pranzo di mia nonna. Ascolterei suonare le nove dalla vecchia torre del castello e guarderei le ombre disegnate sul soffitto dai riverberi attraverso i ricami delle tende”

Questo sogno di Bergman ci riporta alle origini del cinema. La sala di cui egli parla evoca la camera oscura. Si trattava di una scatola senza alcun’altra apertura che un minuscolo buco in una delle sue pareti. Sulla parete opposta si formava la riproduzione esatta, ma invertita, di ciò che si poteva vedere al di fuori. La camera oscura non è altro che un modello dell’occhio.
La sua invenzione si perde – è il caso di dirlo – nella notte dei tempi. Platone la suggerisce nel suo famoso “mito della caverna” ( a proposito invito a vedere questo straordinario video con musica di Leonard Cohen: https://www.youtube.com/watch?v=4iC9icYmZfI ).

La camera oscura era senza dubbio conosciuta dagli Egizi nel IV secolo a.C. e anche dai Romani.
Il monaco Ruggero Bacone, nel XIII secolo, descrive il suo funzionamento; ma fu Leonardo da Vinci che la rese celebre. L’avvento della camera oscura nella nostra storia coincide con la generalizzazione della prospettiva in pittura e con il folgorante progresso dell’ottica. A partire dal Quattrocento, l’ottica geometrica comincia a diventare il modello delle scienze.
L’occhio è al centro delle conoscenze. Le metafore visive, come ha notato Nietzsche, abbondano nella filosofia dal Quattrocento all’Ottocento. Gli stessi Marx e Freud fanno ricorso alla metafora della camera oscura. Per Marx essa illustra l’ideologia, l’immagine rovesciata dei processi reali; per Freud essa esprime la fase inconscia dei processi psicologici.

La camera oscura diventerà lanterna magica, poi apparecchio fotografico, infine cinepresa.
E’ importante comprendere che queste scoperte successive provengono da una stessa fonte.
Dal Rinascimento in poi l’uomo occidentale è visivo. Il pensiero si struttura non più a partire dal corpo, ma a partire dall’occhio soltanto. Leonardo da Vinci appare come colui che meglio ha rivelato questo uomo visivo. Leonardo da Vinci è il vero inventore del cinema..
Appassionato a un tempo di ottica e di meccanica, egli è precursore della “società dello spettacolo”.
Con lui l’uomo occidentale cessa di toccare, di stringere le cose, immerso nel loro vortice di vita.
Le vede, se le rappresenta, le fissa e le pensa.

Dalla balestra ai razzi, passando per la cinepresa, l’uomo occidentale devia la sua libido, la proietta in uno spazio infinito, nel vuoto di uno schermo immaginario, in un cielo inaccessibile, Pierrot sovrano, Icaro imperialista, ha bisogno dell’intero universo per rimuovere il suo corpo.

In altri termini, si trattava di tradurre l’esperienza dei nostri sensi – ciò che tasta, ascolta, ecc. -, giudicata troppo rozza, in un linguaggio visivo. Si tratta di fissare, di trattenere, di conservare traccia dei movimenti più sottili, più sfuggenti della vita. Come non raffrontare questa impresa con quella di Leonardo da Vinci che notava nei suoi appunti: “Li pittori spesso cadono in disperazione …vedendo le loro pitture non avere quel rilievo e quella vivacità che hanno le cose vedute nello specchio”. Leonardo voleva produrre non soltanto immagine animate, ma un oggetto che potesse volare. L’invenzione simultanea dell’aeroplano e del cinema alla fine dell’Ottocento, sarà la conclusione tardiva di questo progetto grandioso.

L’invenzione relativamente recente del cinema, l’inadeguatezza della teoria, la forte pregnanza dell’analogia e la differenza qualitativa apparente tra questo mezzo di espressione e gli altri, hanno a lungo permesso che si pensasse al cinema come ad una nuova lingua, libera da qualsiasi influenza precedente, in grado di utilizzare mezzi propri e, infine, talmente semplice da non poter dirne nient’altro che era l’arte del movimento. Ma si avvertiva, da vari tentativi, che non tutto era così semplice e così cinematografico: non si contano più gli accostamenti fatti tra il cinema e il teatro, o il romanzo, o la pittura. Ma finora questa volontà di comprendere globalmente e rapidamente fenomeni tanto complessi come queste differenti forme di espressione, ha portato solo a miseri risultati e a confronti sbilenchi.

Da qualche tempo a questa parte, il progredire delle ricerche teoriche, tanto in linguistica che in semiologia della pittura o del cinema, per esempio, permette di sostenere non soltanto che il cinema non è, contrariamente a quanto si sia potuto affermare, un linguaggio senza codice, ma che i testi filmici sono intrecci strutturali di una moltitudine di codici. E, tra questi codici, una parte soltanto può essere detta propriamente cinematografica, ovvero i codici specifici che appartengono solo al cinema, mentre i rimanenti codici sono di fatto non specifici, vale a dire che si possono rinvenire in altri linguaggi oltre che nel cinema.

Il linguaggio cinematografico, come altri che sono molto particolari, non è tenuto a funzionare in un campo ben delimitato. Non conosce settori di senso che esso non possa investire o da cui non possa essere investito. In questo appartiene ai linguaggi “ricchi” come la letteratura, il teatro, ecc., che sono proteiformi e ai quali niente di ciò che costituisce la vita culturale e sociale è estraneo.
Il cinema può infatti, a priori, dire tutto, resta aperto a tutti i simbolismi, a tutti i problemi e a tutte le mode del momento, a tutte le ideologie, così come resta aperto a tutte le correnti artistiche e a tutte le invenzioni dei cineasti.

Questa apertura a tutto ciò, che a rigor di termini non è cinematografico, è tanto più grande quanto più abbondante è la produzione di film, e quanto più essa deve essere alimentata, e il cinema deve sempre fornire l’immagine di essere in presa diretta sulla realtà contemporanea.

Paradossalmente il cinema implica il massimo dei codici che vengono ad aggiungersi ai suoi propri, tanto che sembra che non ne usi. La credenza nella “verità” e nella “naturalità” dello spettacolo cinematografico dipende appunto da questo.

A tutti, una Buona Pasqua 2017 ! Marzo Vitale*

* Questo mio testo è ampiamente tratto da un libro diffusamente letto da molti degli appassionati di cinema, già in uso tra gli studenti di cinema e teatro a cavallo degli anni ‘70 e ‘80: “Attraverso il Cinema”, con presentazione di Christian Metz e cura dell’edizione italiana di Antonio Costa, volume III della biblioteca cinema per l’edizione di Longanesi & C.